Open Letter to Pietro Grasso President of Italian Senate

Esimio Presidente del Senato,

scriverLe è probabilmente un azzardo ma posso assicurarLe essere un piacere ed un onore.

Stabilire un canale diretto con la seconda carica dello Stato è pur sempre inusitata prassi da parte di un cittadino.

Le scrivo perché la sua recente visita negli Stati Uniti d’America, ha lasciato un segno profondo da un punto di vista politico ma soprattutto ha rappresentato per noi italiani residenti negli USA un motivo di orgoglio e di fierezza.

Non saprei definire però, proprio in virtù di questi sentimenti provati ed espressi, se la delusione, l’amarezza ed il dispiacere siano subentrati inaspettatamente nei nostri animi di italiani residenti all’estero per la considerazione miserevole che Lei ha voluto dedicarci.

Dico ciò, signor Presidente, in virtù di una storia antica e vera che ha riguardato intere generazioni di italiani costretti ad espatriare; per l’incidere sostanziale e sostanzioso che le rimesse di questi “miserabili” ma onorevoli, hanno trasfuso in un paese distrutto e contadino, affamato e povero; per le aspettative di riconoscenza che pur un governo padre dovrebbe rimettere salvaguardando, non fosse altro, la dignità di uomini e donne che hanno scritto pagine di deontologia umana di primissimo ordine.

Per l’affetto ed il legame che tutti noi abbiamo con il nostro paese, per la ferrea volontà di vederlo primeggiare a tutti i livelli nel mondo, per quanti sono periti nell’oblio e nella sofferenza dei disagi e delle ristrettezze della vita da emigrante, per tutte queste cose e per altre ancora Le scrivo.

Nella mattinata di Sabato, 26 ottobre, precisamente dalle 9.00 alle 13.00, all’Ambasciata di Washington, la quinta essenza della rappresentanza italiana all’estero. convocati dall’Ambasciatore ai sensi dell’Art,6. comma 2. della Legge 23 Ottobre 2003, n.286., presente l’intera rete consolare, incluse funzionari onorari, erano riuniti i consiglieri del C GIE Mangione, Nestico, Sorriso; l’Intercomites, gli eletti rappresentanti delle varie circoscrizioni consolari negli USA) Mannocci,(San Francisco Calif) Mariotti (Los Angeles Calif )Arcobelli Houston Texas) Ribaudo (Newark New Jersey) Pasquale (Boston Mass) , Cianfaglione (New York/New Jersey) Ferrigno (Philadelphia Penn) Cicala (Washington DC) e la rappresentanza parlamentare eletta nel Nord America, il Sen Renato Turano, l’on Fucsia Nissoli e l’on. Francesca La Marca, insomma, nell’auditorium era presente quasi nella sua totalita’ la rappresentanza italiana, eletta e non, negli Stati Uniti, radunata per discutere le problematiche degli italiani residenti oltre confine. Non le nascondo l’aspettativa, data la Sua presenza a Washington, di riceverLa con tutti gli onori nella certezza di incassare dal Presidente del Senato della Repubblica italiana. fosse anche un semplice saluto.

Con rammarico abbiamo preso atto che Lei non sarebbe venuto a ricevere gli onori e gli abbracci delle rappresentanze istituzionali italiane negli USA, proprio quella spina dorsale che tiene unite le comunità e che le preserva dagli attacchi della non curanza e dell’oblio incosciente dei governi che si susseguono alla guida del nostro paese.
Parimenti, con lucidità, abbiamo avuto la conferma che la deriva negativa nei riguardi degli italiani all’estero si fa irrimediabilmente vicina e che quest’altra Italia, del lavoro, dei sacrifici, degli stenti ma anche dei successi inverosimili ed eccellenti, sarà messa da parte come un cencio inutile.

Sarebbe bastata la sola Sua presenza, un cenno, una stretta di mano, due che fossero due parole a rendere la sua visita ancor di più proficua e sentimentalmente valida se si pensa che in quell’Ambasciata erano riuniti tutti i presidenti di Comites degli States.

Ma tutto ciò non sarà, né potrebbe essere sufficiente a far scadere neppur di un pizzico l’amore, quello patrio, che ha fatto da linfa vitale e da ricostituente alle nostre famiglie ed alle nostre coscienze: il senso di appartenenza ad una cultura forte di un popolo forte, di una storia forte.

Con rispetto
Carmelo Cicala
Presidente del Comtes di Washington